Di recente, l’undicesima Corte d’Appello degli Stati Uniti ha emesso una sentenza nella celebre disputa sulla proprietà dei Bitcoin tra Craig Wright, che afferma di essere il creatore dei Bitcoin, e Ira Kleiman. La corte ha dato ragione a Wright, confermando la sentenza del tribunale distrettuale, in quanto non sono emerse prove che suggerissero che fosse basata su uno standard legale difettoso. Pertanto, la corte ha respinto ogni possibilità di un nuovo processo.
Origini della disputa
Nel 2018, Kleiman ha intentato una causa contro Wright, chiedendo una quota del 50% di 1,1 milioni di BTC minati durante la fase iniziale dei Bitcoin. Kleiman sosteneva che suo fratello defunto, Dave Kleiman, avesse collaborato con Wright nel minare questi Bitcoin, pertanto avrebbe avuto diritto a una parte degli asset. Wright ha respinto queste affermazioni, sostenendo che lui e Dave erano semplicemente amici e che Dave lo aveva aiutato a modificare il whitepaper dei Bitcoin. Ha negato qualsiasi partnership commerciale con Dave prima della sua morte nel 2013.
La sentenza della corte
Nel 2021, un tribunale della Florida ha stabilito che Wright, che si identifica come Satoshi Nakamoto, dovrà risarcire W&K Info Defense Research con 100 milioni di dollari per l’acquisizione illecita dell’azienda da parte di Kleiman. La giuria ha anche stabilito che Wright e Kleiman non erano associati in affari e che il risarcimento sarebbe stato effettuato in valuta legale, non in BTC.
Respinta dell’appello
In disaccordo con la conclusione della giuria che non vi era alcuna partnership, Kleiman ha presentato appello. Ha sostenuto che la sentenza era difettosa per vari motivi, tra cui l’applicazione errata dello standard legale e l’abuso discrezionale della corte. Gli attori hanno anche sostenuto che la corte ha erroneamente respinto un nuovo processo sulla base della violazione da parte del convenuto di un ordine che vietava le prove della relazione fraterna tra Dave e Ira. Tuttavia, la Corte d’Appello ha respinto questi argomenti, confermando la decisione della giuria. La corte ha dichiarato che l’Eredità non ha dimostrato che la corte si sia basata su uno standard legale errato o abbia commesso un errore di giudizio evidente.
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